A b o u t

un gomito ben piantato alla base della finestra...lì...proprio prima che si alzino i vetri... gli occhi occupati a catturare un qualcosa...ancora trasparente...e l'altro braccio tremolante a seguire la mano intenta a scarabocchiare

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bayle@supereva.it

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occhi alla finestra



sabato, settembre 26, 2009

 

 

Ma di quale realtà parlo?

Mi dimeno nella mia puerile

rappresentazione di gesta e proclami

figlia di due occhi: i miei; un cervello:

il mio; un ampio campo d'azione: la vita.

Saprei tenere testa alle mie paure

se solo avessero un nome una carne

un accenno di anima: mi sorvolano.

E dove la nuvola si riempe di riflesso

biancore buffo e pavoneggiante si cela

l'ancora scelta a simboleggiare un sommerso.

Tu che sai di lenzuola cambiate

in fretta e furia, delle labbra morse

per nascondere tracce di rossetto non suo,

perdona i miei laceranti stravolgimenti

di senso, messo a riparo da uno specchio.

Sprofonderei nella sequenza di notti

così serene perché all'oscuro

di ciò che avvolgono e mascherano

di colori carichi d'una seduzione

crocifissa alla nostra esibizione.

Ma non mi sto a trattenere e ti seguo

ovunque tu mi trafigga di promesse

puntellate di pura riarmante finitezza:

qui adesso sul letto sul prato sul nulla.

E ne rido come di un volo turbolento

dove le parole sanno di testamento

ne rido come d'un tempo

dove c'eravamo visti giovani

Per voi da: bayle | 00:59 | commenti



venerdì, settembre 11, 2009

 

 

Mi cade una sigaretta

e non trovo di meglio

che accenderne un'altra,

così la cadente ora la guardo

laggiù a consumarsi, sola,

quasi afflitta; quanto è lenta

a morire. L'altra, appesa

alle mie labbra è occupata

a morire assieme a me.

Svolto all'angolo e delle

sigarette ho solo un lieve ricordo

nella gola e sulla lingua:

torpore nicotico. Temevo

ciò che ora si realizza

ai miei occhi puntati

verso l'alto: le luci di casa tua

sono accese. Allora ci sei,

allora mi toccherà suonare?

Ah... quando i pensieri si riducono

ad un ridicolo reticolo da cui

non c'è affanno che possa liberarci.

Devi suonare e basta, sussurra una

vocina, non vi sono vie di fuga!

Mi accoglie tua madre in vestaglia;

tu, a quanto mi dice,

sei uscita con un amico:

non ce la racconta mica quella,

continua lei alle prese

con la caffettiera,

avessi visto che occhiate si lanciavano.

Io mi soffermo a pensare alla parola

"lanciavano” e mi immagino un prato verde,

grande tifo sulle gradinate, insomma,

una partita di baseball: il lanciatore

che caccia occhiate intense

d'intesa col ricevitore:

tic nervosportivoamoroso: strike.

Non c'è che dire, tua madre

ha due belle dritte gambe:

lei ed io conversiamo pacatamente

di figlie/aspiranti fidanzate, caffè

con o senza zucchero, frullatore

che non funziona come una volta

(che siano le batterie? Avrà le batterie?),

caldo insopportabile... ed è qui

che qualche sospetto avanza.

Va bene il caldo, va bene parlarne,

ma si deve per forza accompagnare

il discorso con la mano intraprendentemente

impegnata a far svolazzare la vestaglia?

Non si direbbe proprio che tua madre

non faccia più sport, davvero, così

almeno mi ha confessato lei

con occhio malinconico: a 16

anni gareggiavo nei 110 ostacoli,

sempre lei. Una bella gamba

regolare, granitica mi verrebbe...

e le caviglie. Ma hai notato

che porta un braccialetto

alla caviglia sinistra?

Tu non arrivi, le luci,

non per volontà mia, lo giuro,

si spengono una ad una,

sono stanco, amore,

mi sa che dormirò a casa tua.


Per voi da: bayle | 02:06 | commenti (1)



giovedì, settembre 03, 2009

 

Questo equiparami alla solitudine

sottende un'indagine sottile oltre

le lentezza delle parole date

oltre un pormi come io/qui/adesso

sottende che sotto le lenzuola

non scrivacchino serpenti occhialuti

Le mani gli tremarono, al ferroviere,

nell'attimo di staccare la corrente:

una curva può pesare più del passato,

una mano meticolosa può sdraiarsi

sul ventre a ricercare preghiere

rivendicando un'antica aderenza

ad un dio o ad uno degli dei:

ci sarà una metamorfosi che si rifarà

al nostro carattere moderno, capriccioso:

le punte delle dita, addomesticate

dalla chitarra, solleticano il limite

lisciato fra mento e collo prossimo

alla rappresentazione di Apollo;

ma non è ancora disegnata la notte,

prevalgono i riflessi solari bagnanti

intravisti fra una fonte e l'altra,

dove ninfe indaffarate strizzano

l'occhio ad auto sfreccianti supplicanti,

ma l'intercedere ad un corpo seminudo,

ridente, affrescato, già dal principio

si sa che non varrà nulla. Ci si può

incontrare sulla strada per N.Y.

presi dal precario concetto di bagaglio,

sfiniti da deviazioni musicali, da inganni

cercati più che subiti; e la gonna di Jazmin

pari ad un affresco di Michelangelo

sospesa par per divina volontà.

La solitudine mastica fresco:

si privilegia la simulazione sfuggente

alle braccia calate visibili frementi

a tambureggiare vitalità ora nuove,

antiche di riverberi sfumati in scritture

ancora tutte da tradurre.

Notti compiante a copulare come

fosse un'eterna prima volta,

notti a lasciare le lenzuola

promettendo che sarebbe stata

l'ultima assenza programmata:

notti scoperte alla moviola della memoria

come ancestrali prefigurazioni dell'oggi:

giorni precocemente assegnati

alle pratiche di dismissione

Per voi da: bayle | 01:58 | commenti

 

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