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A b o u t un gomito ben piantato alla base della finestra...lì...proprio prima che si alzino i vetri... gli occhi occupati a catturare un qualcosa...ancora trasparente...e l'altro braccio tremolante a seguire la mano intenta a scarabocchiareR e w i e w ogginovembre 2009 ottobre 2009 settembre 2009 agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 marzo 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 novembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 agosto 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 ottobre 2007 aprile 2007 aprile 2006 marzo 2006 gennaio 2006 ottobre 2005 settembre 2005 luglio 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 dicembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 bayle@supereva.it *loading* |
occhi alla finestra
Mi incanto per il solo sovvenire d'un ricordo Non mi occorre renderlo reale nella mente m'è sufficiente il suo lieve annunciarsi per portare le braccia ad incrociasi al petto e sbiadirmi nel volto Mi appari come ho sempre pensato mi sarebbero apparsi gli antenati loro per darmi un numero da giocare tu eccoti con la punta dell'indice a limare il labbro inferiore No, non c'è prezzo per un pomeriggio sotto la pioggia senza ombrello per una notte in collina con la sola luna come abat-jour Non so se tu abbia mai preso in considerazione l'idea (il fatto) ch'io t'amassi sul serio Non c'è millimetro del tuo corpo su cui non avrei posato i desideri Ah, quanto sanno essere buffe le nuvole quanto smaliziate le curve prese ai 180 Ho promesso al mio taxista di fiducia di non parlargli più di te per almeno un terzo del tragitto: sempre lo stesso M'accarezza il pensiero di rivivere gli amori e le disgrazie genealogiche nel riprodursi continuo d'un passato impeccabile sino a lui: amato '700 Carrozze invidiate viste rapide scivolare ballanti dal ciglio separante alla fatica dei campi Avi, cari, vi vendicherò scorticando la boria coi pensieri: scusate, ma nulla più Non scaccio, chissà perché, quella tua origine andalusa, gitana, così presente nelle mie preghiere eppure mi spaventavi nel tuo predirmi un amore sereno eppure cedevano le mie barriere e quasi quasi anch'io ci credevo Per voi da: bayle | 21:46 | commenti (1)
Presi una mela e me la rigirai sulla mano rispettandone la rotondità fasciata di colori per i più conosciuti Premetti la mela tanto da soffocarmi il respiro ricordandomi l'effetto della tua mano chiusa nella mia a significare un domani ma forse non volli capire quello sguardo /di tre quarti Forse fra te e la mela non distinsi l'effimera libertà di scelta di cui l'essere umano si sente padrone Ah, quella mela così sola in quella mano che chissà perché Dio volle fosse la mia mano così consueta ai miei occhi così libera nel suo carezzarti La moglie di Allende ha atteso trentasei anni per raggiungerlo tu mica vorrai fare lo stesso?! No: giurami che hai le lamette pronte per l'occasione là nel cassetto che mai aprii dimmi che le ripassi agli occhi ogni volta che parto Ecco, così si tramortisce di retoriche sicurezze un uomo: brava La mela; dove l'abbiamo lasciata questa benedetta snaturata succosa eredità dei campi in fiore?! Eccola nuovamente a rigirare nel palmo della mia mano ne distinguo le venature i rossori per timidezza Ah, la mela che fra favole e tavole sempre ad un bacio ci richiama Per voi da: bayle | 02:24 | commenti (2)
Sono un uomo - ho notato che siamo in tanti ad apostrofarci tali e quali - E spesso mi sento solo - quante persone si specchiano chiedendosi il perché di quella sola unica maschera riflessa? - E vorrei possedere certezze - In un giorno, 24 ore, quanti messaggi impegnati a donarci la Verità riceviamo? - Amo follemente l'innamoramento - Quanti aprendo la cesella postale non attendono altro di scoprire un messaggio della persona amata? - E trovo ingenua l'attesa - Chi sarebbe disposto a concedere carta bianca ad un cameriere intravisto a corteggiare la collega, la più bella? - Fatico ad ombrare il pensieri della morte - Spero di non essere l'unico che ad ogni funerale si sofferma sulla platea provando ad immaginare chi sarà il prossimo - E se fossi un colore sarei verde /o forse blu - Chissà se le pietre hanno coscienza dei colori del mattino? - E risogno spesso la sua risata - sua sola unica -
¿Dov'è che vado a rapire questo tempo che poi se mi fermo tempo non ce n'è? Ciò che temo non è il tuo corpo distante miglia e miglia distante perché muto no: temo il tempo che ridurrà il tuo essere ad un pulviscolo di supposizioni I miei pensieri si guarderanno indietro ragioneranno per anni, per decadi e tu riapparirai come ora t'ho salutata Ma tu sarai già un'altra vita o forse dieci vite oltre ¿O avrai la follia per attendermi? Sto severamente lucidando i contorni di questo addio procurandomi profonde ferite lenite da questo folle innamoramento per gli attimi incauta meraviglia di fronte ad innaturali lenti ritmi di luce e materia Però ¿dovrò cadere nel riflesso del silenzio per sperare di sognare di rialzarmi ancora ancorato al peso del tuo corpo? Quanta voglia di saperti libera quanto rimorso per averti liberata
Quale inganno o magia per entrarmi così nel sangue? Se avessi previsto questo finale credi che ti avrei lasciato sgretolare un muro di indifferenza innalzato anno dopo anno
con tanto sacrificio? E se pure è vero che ora è riemerso (imponente) 'sto scalcinacciato muro me ne vuoi fare una colpa? Si difende le proprie fragilità come si può. E poi che resta? Un nodo alla gola che si arrampica sino al cervello a visionare macerie Sarà che son nato fesso ma la logica non mi entra Farei volentieri di quattro giorni una foto, una sola, soggettiva: una leggerezza insostenibile, un amplesso di limiti personali e sguardi persi ai palazzi E poi è vero che non mi accontento sarà che di vita ne intravedo una sola Non rinuncio alle mie scelte al coraggio di sbagliare ma se potessi ricominciare forse farei lo stesso ché i il mio cervello non sa vedere l'effetto tutto preso da cause perse Non chiedo scusa non mi nascondo prendo la vita come un gioco e quando sbaglio il tasto è giusto perdere la partita se l'angoscia mi porta a bestemmiare a rivedere la vita come un film dove si muore per strada con la sigaretta in bocca e le gambe dinoccolate (godard docet) non mi importa una sega imparerò ad ascoltare il fraseggio del vento fra platani impassibili la prossima volta Imparerò ad imparare un giorno o l'altro forse pure a contemplare due occhi senza pretendere che pure essi si specchino nei mie li lascerò navigare nei loro sogni per rivederli un metro più in là magari meno miei ma più sorridenti |
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