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A b o u t un gomito ben piantato alla base della finestra...lì...proprio prima che si alzino i vetri... gli occhi occupati a catturare un qualcosa...ancora trasparente...e l'altro braccio tremolante a seguire la mano intenta a scarabocchiareR e w i e w ogginovembre 2009 ottobre 2009 settembre 2009 agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 marzo 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 novembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 agosto 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 ottobre 2007 aprile 2007 aprile 2006 marzo 2006 gennaio 2006 ottobre 2005 settembre 2005 luglio 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 dicembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 bayle@supereva.it *loading* |
occhi alla finestra
Tornai sulla strada sfitta - non dista più di due nuvole di polvere dalla casa della donna scambiata per un sogno - C'era ancora il cartello misterioso: affittasi tratto di strada in cambio d'un amore verosimile M'appuntai il numero sul pacchetto di sigarette ormai sicuro di sapermi perdonare le dimenticanze scambiate per libertà quante cose d'intorno sapevano parlarmi senza giudicare - Ora, solo, nella casa scambiata per sogno mi tasto la tasca ed è più vuota d'una essenza astratta Ho smarrito l'antica giacca così carica di nuvole e polvere Scorderò, come sempre, la strada mi dilungherò in fremiti ingannevoli dissolverò per precauzione ogni immagine confondibile col luccichio del futuro
L'Augure, ai suoi tempi, che è poi un Tempo dietro l'angolo, un tempo dove scambiarsi un saluto sentendosi appellare quale etrusco, quale romano, senza vezzi, senza nostalgie, era la norma. A quel tempo l'Augure osservava il volo d'un uccello e lo tramutava in previsione del futuro. Quest'uomo, buon uomo, Interpretava, quando dava il meglio di sé, la Speranza. Speranza di... Se qui alzo la testa alla ricerca d'un volo mi imbatto solamente in piccioni un po' goffi, ma ogni sbatter d'ali mi suggerisce di farti gli Auguri... Per voi da: bayle | 09:17 | commenti (1)
quante giornate solitarie, quanti rimbrotti, quanto tempo da meglio utilizzare. Non so quale decisione prendere: tutto, o quasi, sembrerebbe suggerirmi d'andar via. Che sia per un viaggio o che sia per sempre, non saprei dirlo. L'aria non si fa decifrare; la testa sembra vuota, la cornice disadorna. Mi manca il calore d'un corpo, le carezze di labbra, le occhiate di intesa. Mi manca la vita piena... ma perché sbaglio sempre persona? Perché? Qui mi annoio, comincio a sentirmi fuori posto. Amo questo lavoro, questo luogo, ma.... vorrei trovare un legame che mi rifaccia appassionare.. ri-appassionare a questa luce che si dipana al mattino per sfiorare giornate sempre uguali... E' come se avvertissi ogni giorno attorno a me l'avvenuta di tanti piccoli miracoli: rivolgimenti microscopici inscenanti un avvenire a me oscuro. Avrei voglia di sapermi indovino, di perdere la purezza prossima all'ingenuità... vorrei, ma mancano le strutture mentali e materiali.
Come un lamento che quasi si chiude la bocca m'arriva l'eco del tuo saperti madre e per osmosi non trattengo lo stupore nella testa mi rigirano le parole che ti sussurrai con Fabrizio 12 anni fa: “occhi di bosco...profilo francese” e furono capriole sull'erba umida ricerca d'una stanza dove denudare gli schiamazzi Era il 31 di marzo e fuori risuonava la Pasqua e ora è tempo di legarti a labbra da svezzare tempo di desideri sfiniti da ritmi imposti So d'esserti debitore quanto creditore so d'esaurirci in quest'ultimo pensiero: che il tuo sorriso gli/le ricami il viso...
Si confondevano fra i passanti ma i loro passi li rendevano unici come baci di spiego rapiti Li ho seguiti sino all'angolo con l'occhio di vetro e il cuore da registrare Con le calze verdi e le mani inanellate lei prese a lodare il divieto di volare e si girò a collezionare un saluto Lui morse la sigaretta e si vietò di sudare gettò i gesti ricercati in una camicia prefigurò il calare d'un letto ad annegare i venire d'una notte E dove si spalancava la mia fantasia trovai riposo per loro e vesti d'incenso per partorienti sedie morbide per loquaci nutrici Lei portò il dito a cercare il silenzio trovandovi una piuma solleticata da rimasugli di vento Il giorno era ormai andato le Grazie scorbutiche mostravano tre schiene Io richiusi la finestra stropicciai gli occhi e solo allora mi apparvero Lui e Lei come ciechi riflessi d'un desiderio trattenuto appena |
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