Non ho parole sorvolabili dall'alto
Considerami dissolto nel chiacchericcio
prolungami a riconoscermi ombra
prevedimi conscio dell'abbandono
Mi stuzzicava la lentezza
latente degli avverbi
Mi consumava la vicinanza
soffocante dei dialetti
Predicavo l'insolenza del padrone
padroneggiando a fatica il verbo
Scalavo amori già promessi
promettendo miraggi precari
Eppure, eppure dovrei conoscere
l'inconsistenza d'uno specchio
l'acerbità d'una pillola
inducente (lenta) all'amplesso
Mi ricadono ad una ad una
le lentiggini di acqua
sulla divisa blu
Sorseggio
Ma dove m'hai perso?
Ma quando t'ho esistita?
Preziosa la memoria
consapevole degli abusi
persistenti dei neuroni
Mi specchio ancora nel traffico umano
per riavermi quale limite pensante