A b o u t

un gomito ben piantato alla base della finestra...lì...proprio prima che si alzino i vetri... gli occhi occupati a catturare un qualcosa...ancora trasparente...e l'altro braccio tremolante a seguire la mano intenta a scarabocchiare

R e w i e w

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bayle@supereva.it

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occhi alla finestra



venerdì, aprile 30, 2004

 

"Dai nick, non fare sciocchezze!" "Ormai tutto è pronto, da giorni: forse era meglio non ti avessi detto nulla nock" "Cos'è, dovrei star zitto e aspettare solo che tu mi rivolga le spalle...magari per l'ultima volta? Eh?! Dimmi?" "Ecco, sale il melodramma nell'aria. Credevo potessi capire nock. Evidentemente mi sbagliavo. E' una necessità. Capisci: ne-ces-si-tà!" "Già. E' facile nascondersi dietro certe parole che odorano di ineludibile, definitivo. E' facile negare le possibilità" "Non nego nulla. Almeno concedimi per una volta, una, la possibilità - tiè, ora sarai contento -, una possibilità di concretizzare un sogno" "Un sogno non è mai necessità" "E' il mio sogno e ciò mi basta" "...vai...vai. Almeno nack l'hai avvertita?" "Certo" "Come ha reagito?" "Impassibile" "Cioè?... Avrà almeno, che so, sgranato gli occhi... portato un dito alla tempia" "Cazzo...la vuoi finire. Di cos'hai paura. Della mia libertà, della tua solitudine?" "No...della tua bellezza; ora dovrò imparare a raccoglierla in un ricordo e questo non riesco ad accettarlo. Tu invecchierai lontano da questo ricordo e io come lo nutrirò?" "...ti invierò delle foto" "Bastardo" "Stufo...sono stufo. E tu non mi aiuti" "Non posso aiutarti" "Non vuoi" "Non posso e.. non voglio...certo" "Addio" "All'inferno"


Per voi da: bayle | 17:38 | commenti (23)



giovedì, aprile 29, 2004

 

Nei tuoi occhi
è un giorno speciale
dove danzano sicari
dalla doppia identità
come
decorosi professori
spianano alla filosofia
corsie preferenziali
come
spietati cecchini
spiano il frullatore
sezionare le idee

Cervelletto e neuroni
pranzano nel rovescio
delle tue pupille
Santi scorticati in salotto
mi ripuliscono la coscienza
E poi ci adoperiamo per motivare
la finestra spalancata
sulla polveriera stellare

Dai, è tardi: ti dico.
Tua madre verrà
a mezzanotte
occorre sloggiare
i malumori e i pugnali.
Ma, è ora: mi dici.
E quattro mani
ed un pensiero
assalgono due corpi.
Semi distesi a mimare
bronzi etruschi.
Setacciamo, nella furia
di riconoscerci amanti,
nella paura di cadere,
un'antica bandiera
con inciso: fratellanza.
Eppure cadiamo
come una foglia
inscenando un inutile ballo
come una lacrima
scavando una preziosa via di fuga








































Per voi da: bayle | 09:28 | commenti (23)



domenica, aprile 25, 2004

 

S. si sorprese dell'esistenza di dio. appena poggiò la mano sulla maniglia dorata che l'avrebbe introdotto alla dimora delle anime beate si sorprese dell'esistenza della barba di dio. era fitta, bianca: dunque era davvero bianca e pure lunga. e la capigliatura di dio scendeva oltre le spalle, anch'essa bianca e luccicante. S. avrebbe voluto chiedersi se l'origine del luccicare fosse da ricercarsi nella forza dell'aura che avvolgeva il corpo/essenza di dio oppure da una scarsa pulizia. non se lo chiese; troppa la paura che dio l'avesse potuto leggere nel pensiero. senz'altro doveva essere molto indaffarato 'sto dio. il dio. S. si sorprese, e molto, nello scoprire accanto all'uomo/essenza barbuto/a ed alto/a (oh!... se era alto/a) un cane dal pelo sorprendentemente fra il nero e il fucsia. il cane apparve di carattere mansueto; il viso sprofondava in un sorriso bonario. e più S. vi si avvicinava e più il sorriso si ingentiliva. poi, d'improvviso, il cane non fu più cane, prese ali d'aquila e non fu più cane e nemmeno aquila. comparve un non identificato essere alato che sciolse i dubbi e volò verso un'imprecisata meta. S. si stufò di tante sorprese, si fece coraggio e chiese a dio se gli fosse permesso entrare. dio chiese un istante. forse per meditate, forse x girarsi un dito nei lunghi capelli (bianchi). S. sbadigliò e dio lo imitò.

Per voi da: bayle | 03:33 | commenti (39)



sabato, aprile 24, 2004

 

"Un cavolfiore vale dieci gabinetti, anche traboccanti. si sa."

Céline, "Viaggio al termine della notte"

Per voi da: bayle | 14:27 | commenti (7)



mercoledì, aprile 21, 2004

 

io impegnato con la barba
tu con le vene
Di vana lucidità
allora
ne rifiutammo l'essenza
riservandoci d'applaudire
ad una caduta
disciplinata dai sensi
- voglia di polvere
che morda la pelle -
Da stanza a stanza
ti trovai seduta
a limare le unghie
bruciate alla luce
La smorfia d'un occhio
indicò l'angolo
prescelto per mirare
il succedersi d'amori
ritratti al futuro
Caduchi per scelte
ritrattate senza forza
rimasticate come carne
lacerata da pugnale
- assassino mi scoprii
senza mai spiegazioni -
E scese la lancetta
a produrre il tempo
e lasciarci nudi
a produrre miracoli






























Per voi da: bayle | 18:21 | commenti (32)



martedì, aprile 20, 2004

 

viaggio
i presagi limitanti
ma posso riprendermi
il passo riprende
il paesaggio esteso
più lo si guarda
meno ti acceca

viaggio
una mano in lontananza
che precede significati
e sconfitte d'addii
cinque dita lente
a contare spazi
sezionati e contornati

viaggio
mutamenti di carattere
barattati ogni mattina
al mostrarsi innocente
di danze pre-lunari
purificate alla fonte
senza inganni accertati

viaggio
la scommessa notturna
serena riproduzione
di vani odii elencati
e occhi pacificati
e viaggio l'ansia
di sapermi consolabile


























Per voi da: bayle | 20:02 | commenti (16)



lunedì, aprile 19, 2004

 

Pensando a M. K. e al suo 1° "scherzo"

Sorseggio all'ombra
d'ambrato lezzo
che, sia pure di poco,
infastidisce le narici,
di loro così impegnate
a ricercare frutti di bosco,
miele d'acacia, nel colare
d'un barolo d'annata
/buona
Sorseggio e quest'ombra
copre a metà
la prima edizione
de "Lo scherzo".
Accidenti, la cara
edizione si ingiallisce
perde di rigore;
etimologicamente non
senz'altro rigagnolo:
una sperduta lacrima

Eppure la ragazza
è incerta davanti
all'entrata del cinema
-Ma l'hai vista entrare
con quell'aria sperduta?-
Poi L. la rivedrà
al di là della rete
a mischiar le carte
a porgere un fiore.
L., anche se allora
a picconare pensava,
l'avrebbe poi ripreso
il clarinetto, sai.
Passeggerà per l'entrata
in città, schivando
l'occhio del vecchio
conoscente, del cane.
Berrà birra e visiterà
il barbiere. L. è stanco.
E ricomparve H.: la latrina,
il biglietto, la corsa.
L. vuole suonare, ancora.
L. suonerà e l'amico
in pianto sulla riva
a passi lenti raggiungerà.












































Per voi da: bayle | 15:36 | commenti (20)



sabato, aprile 17, 2004

 

Dietro la lanterna
si riparò Cicatrice
Ormai sicura chiuse
occhi e distese gambe
troppo corte per proseguire
ad accarezzarsi del mare
Piccola Cicatrice
dormì d'un sonno confuso
del sonno degli assassini
/o degli innamorati

- Un cane appagato
dallo scarto quotidiano
ammassato e differenziato
gettava pietre al mare
Cicatrice lo vide
e del mare si improvvisò
cavaliere e spasimante
Tagliò di netto
la coda al cane
la seppellì
in una bolla di sapone
E col cane mozzato
scovarono una conchiglia
e vi bevvero acqua e sale -

Il magnetismo bluastro
del sole appena accennatosi
scorticò le ciglia
a Cicatrice che d'affanno
rimise in movimento le idee
contò spiccioli e scommesse
Tutti persi in partenza
Lasciò la lanterna
per seguire le grida
che da sempre le sono guida
Lanciò un ultimo sguardo
a polverizzare un ricordo
ma, ancora, il mare taceva



































Per voi da: bayle | 18:26 | commenti (25)



giovedì, aprile 15, 2004

 

"Assaggio d'eternità"
mormoravi
ai denti miei
ai seni tuoi

E in una visione
ti sorpresi
ad imbalsamare il frigo
ad imbiancare un tuorlo
"Ma mi ami?"
"Non mi scoppi nel cervello..."
"Ma t'ho chiesto...mi ami?"
"M'hanno sequestrato la memoria
ridotta a scatola di legno
a contenere profili sognati"

E la luna non sa nuotare
nei tuoi occhi
iniettati di bellezza
si aggrappa ad un sogno
geneticamente innamorato
e rifiuta ogni specchio
ogni paragone

"Odio gli addii...
odio questo addio"
"Concedigli una tregua"
"Sì. Avrà forma di luce
e sostanza di lametta"
"Ma allora mi..."
"Ssss.Se sarà addio
sarà solo sognato"



























Per voi da: bayle | 21:45 | commenti (25)

 

"Il socialismo non è un affare di mercanti, non è un gioco di politici, non è un sogno di romantici: e tanto meno è uno sport: è uno sforzo di elevazione morale e materiale singolo e collettivo, è forse il più grande dramma che abbia agitato le collettività umane, è certo la più cara speranza per milioni e milioni che soffrono e vogliono non più vegetare, ma vivere"

....ecco...di chi è questo scritto?

Per voi da: bayle | 02:25 | commenti (13)



sabato, aprile 10, 2004

 

Come scovati
da uno scorcio di luna
scrosciamo furtivi passi
come tintinnii di dita
a ritmare la lucentezza
di sbarre simmetriche

E sono corse verdi,
sino ai ginocchi,
dove perdersi un bacio
equivale all'ignorare
il cane parlante di Tolstoj
Assenza di poesia

Assenza della tua mano
dove inizia un polsino
Perché le camicie
- indossavamo, tu e pure io, una camicia -
ora, nude, sul prato,
trappole per  insetti
senza righe o macchie
bianche come guance
solite alle biblioteche

E curiosi da morire
presi da vertigini
disossati da pudori
calammo i sessi
a soppiantare la notte
a divorare il di più
strappato agli occhi

 


























Per voi da: bayle | 14:39 | commenti (39)



giovedì, aprile 08, 2004

 

Come consolare una freccia
lanciata, dritta, snella,
a trafiggere carne viva?
Come simulare un inconveniente
così da limitarne il tragitto?
Forse improvvisando un ballo
Forse...
Forse pregando in sette lingue
contemporaneamente/rapidamente
Svuotando il catino roseo
che sorvola le nostre teste
e farci radici
per poi addormentarci
nel petto caldo
fluorescente dell'orizzonte
Nell'angolo stirato
fiorisce un buco
confondibile con l'amore
per l'ampiezza figurativa
che l'istantaneità amplifica
per le vertigini  di incertezza
a cui cedere lentamente























Per voi da: bayle | 00:08 | commenti (27)



martedì, aprile 06, 2004

 

Cassandra del cielo:
lamento d’un istante,
urlo impotente.
L’attenzione nega
delucidazioni al riguardo;
il buio confonde le parole
condannate ad un lucido
anonimato fra stelle,
polvere, gentilezze.
Riparto da dove ti sei fermata:
provo il calco delle tue impronte
e parto, lanciando sassolini













Per voi da: bayle | 16:13 | commenti (21)

 

5

[...]Rimango stupito dalla somiglianza della lei del duo rispetto a Teresa, non è che… no non è lei. Comunque avranno all’incirca la stessa età, gli occhi dello stesso taglio, ma sono le labbra a distanziarle in quanto a somiglianza. Teresa: occhi colorati di verde, un verde intenso che sembrava, una volta caduti sotto un suo attento sguardo, si liberasse della prigione del corpo per assalirti e invaderti ogni millimetro del corpo di vibrazioni. Quasi se una volta liberatosi, il verde, si impossessasse di una decina di ciglia, liberando anch’esse dalla staticità del corpo di Teresa e le utilizzasse per solleticarti l’epidermide. Ma che c’è di meglio di due occhi così? Forse le labbra di Teresa.. ah ..le sue labbra. Beh! Le labbra della lei, seduta a pochi metri da me, 3 o 4, sono d’altra specie. Non meno comunicative, almeno a seguire la beata fisionomia del viso del lui nel mentre le osserva. O che guardi un po’ più giù? Le labbra di Teresa comunicavano a sorsi: leggere e minute vibrazioni portatrici di refrigerio.

Ci furono giorni in cui i pensieri scorrevano, lenti o veloci e ad intermittenza si incasellava fra loro la parola Teresa: quante fantasie…quanti pochi fatti.

Sì, dovevo far fuori quei vestiti: mi alzai e mi diressi, con le valige in mano verso i due del tavolino, e mentre mi avvicinavo loro vidi lei sorridere rivolta verso lui e lui accogliere e ricambiare liberamente il sorriso.

Scusate, permettete. Fu così che mi sedetti al loro tavolino. Piacere: Ludo…sì sarebbe Ludovico. Piacere Françoise. Piacere Thérése. Ah!

Quando la storia con Ginevra finì, così, di morte naturale, senza lettere, telefonate o faccia a faccia, passarono sei mesi prima che ci rivedessimo. Accadde al negozio di articoli per animali: io dovevo comprare un collare nuovo per il cane, lei mi pare avesse in mano una confezione di cibo per pesciolini.

Ciò che ricordo con lucida sofferenza non è tanto il dialogo avuto con lei all’interno del negozio. Riassunto di banalità. Di quel particolare momento, rivisitandolo con la percezione limitatrice della memoria, ciò che viene a galla sono più che altro la sudorazione acceleratasi d’improvviso, lo stomaco bersagliato da colpi, la postura goffa, ma immodificabile. Oddio, che fatica fu. Poi, come scordare il dopo: un lungo rosario delle frasi che avrei potuto/dovuto dirle. Come ho potuto scordarmi di dirle del commento espresso da mia madre di ritorno dal far la spesa, un giorno che la incontrò: è sempre molto bella Ginevra.

Sapete mica dirmi dove trovare un negozio che venda vestiti usati? Se non ricordo male ce ne dovrebbe essere uno in via della Concorde…a due isolati da qui…allora ..prendi per quella via...sì…vai circa per cento metri poi giri a sinistra. Scusa ma non fa prima se passa da via Poline? Già …forse ...però se prende per via della Fratellanza è più semplice da spiegare.

Thèrèse aveva una voce che si apriva leggera, la erre arrotondata lasciava germogliare vibrazioni lente a sciamare. Mentre parlavano, che fosse Françoise o Thèrèse, il mio sguardo era attratto verso lei.  Ok… penso d’aver capito… grazie. [...]

Per voi da: bayle | 11:44 | commenti (4)



domenica, aprile 04, 2004

 

Tempo...già!
concedimi il tempo
di vestire i calzini
di allacciare le stringhe
di incamminare i piedi
Si fa presto a dire tempo
a rovesciarlo
e masticarlo come terra
Ma che idea:
la fertilità del tempo...
ma dimmi un po'?
Ti sei mai specchiato
nell'alcol dondolante
di là d'una notte?
Hai mai dormito
a fianco d'un rubinetto
partoriente gocce...
a tempo?
Sempre lui
Caso mai ti mancasse
l'indirizzo giusto:
via del tempo
n° ovest/est
Chiedi di Europa
quella che regge
il sonno di malinconia



























Per voi da: bayle | 23:22 | commenti (12)



venerdì, aprile 02, 2004

 

Pippo, l'assassino muto,
convinse la notte
ad ammainare la cicatrice
e fu allora, solo allora
che frodò luce e dolore
Appicciò la pipa controvento,
si spinse a spiare la spiaggia
artificiosa, lunga mano callosa.
Verso sera accesero i megafoni,
un coro si alzò a lenire le ferite
Già la banda distribuiva
ad ognuno la sua parte di croce
E Pippo pensò
c'era sempre tempo
per accarezzare una finestra
e incrociare
l'addio delle vele


















Per voi da: bayle | 18:03 | commenti (13)



giovedì, aprile 01, 2004

 

4

[...] Scusi, permesso, grazie. Le due del pomeriggio ed eccomi qui a tentar di noleggiare all’arte dell’arrangiarsi un’idea sul da farsi. Un stazione ferroviaria non ha mai acceso alcuna lampadina creativa alla mia mente. Prendo la via di uscita. Rampe di scale che mettono a dura prova la ferma tenuta apportata dalle mie mani alle maniglie delle due valige. È ora che da due si passi ad una valigia sola. Mi parcheggio nel primo bar dall’aria presumibilmente in sintonia col mio portafogli. Ordino un caffè e nel mentre cerco concentrazione, perché la questione si fa seria. Come eliminare una valigia. Ma non potevo pensarci prima…cavolo! Ora siamo qua e cerchiamo di risolvere il problema: ciò che è divenuto un problema. Allora: i calzini, pur se in buon numero non credo occupino molto posto. Le mutande idem. Mente locale: cinque pantaloni: ne potrei fare fuori due. 8 magliette. 3 camicie. 2 maglioni. Fuori 3, fuori 1 e fuori 0. Bene, ah, sì, grazie. Sorseggio il caffè e penso che al momento del pagamento chiederò informazioni su di un negozio di abiti di seconda mano. Ma quali, fra i miei abiti, farò fuori? Chi cadrà sotto i colpi del mio senso estetico? Aiuto!

Davanti a me, due tavolini più in là, siede una coppia e se non sbaglio lui ha su una camicia uguale ad una delle mie. Farò fuori lei, peccato, però, è (era) una delle mie preferite. Guardandola indossata dal lui mi appare però un po’ démodé, efficace per comunicare un’acerba volontà di tranquillità: io vivo nel mio tempo, un tempo forse condiviso con altri, ma che appartiene solo a me. Io, caro il mio moderno, con questa camicia ho vissuto sì il mio tempo di modernità, sì le mie belle serate fra baccano, alcool, donne, ben più d’una, sappilo, ma ora basta, ora io e la mia camicia siamo alla ricerca della tranquillità: siamo il simbolo del tempo che ricerca tranquillità. [...]

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

75 anni fa a Brno nasceva Milan Kundera: semplicemente auguri...

Per voi da: bayle | 10:28 | commenti (19)

 

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