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A b o u t un gomito ben piantato alla base della finestra...lì...proprio prima che si alzino i vetri... gli occhi occupati a catturare un qualcosa...ancora trasparente...e l'altro braccio tremolante a seguire la mano intenta a scarabocchiareR e w i e w ogginovembre 2009 ottobre 2009 settembre 2009 agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 marzo 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 novembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 agosto 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 ottobre 2007 aprile 2007 aprile 2006 marzo 2006 gennaio 2006 ottobre 2005 settembre 2005 luglio 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 dicembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 bayle@supereva.it *loading* |
occhi alla finestra
notti bianche notti blu notti di fiche notti di tv notti rosse notti nere notti nelle fosse notti di pere notti verdi notti gialle notti in cui perdi notti chiusi nelle spalle notti marroni notti viola notti a tutto polmoni notti che restano in gola notti fucsia notti terra di Siena notti di frenesia notti di luna piena notti arancioni notti magenta notti di torsioni notti senza gesta notti indaco notti avorio notti dove ti indico notti in cui muoio notti di notte notti senza lotte
Mi è normale dopo quindici anni ridomandarmi: l'amo? Normale? Come allora ora respiro Come allora caccio le mani in tasca Come se niente fosse parlo di euro come fossero lire Come fossi una montagna distendo la schiena in attesa delle tue mani scalanti Come allora ora fumo Lucky Come allora sorrido a sapermi stato bambino Non mi è normale dopo quindici anni ridomandarmi: mi ama? Non è normale?
Parrebbe una follia mostrarti così distrattamente il mio lato più vulnerabile il mio gioco di scintille con variopinti pesci appesi alla luce nostalgia di ampi profondi fondali I corpi dove non li sfioro li sogno e sono ugualmente carne e tu ora lo sai... sai dove tramuto le labbra in orizzonti senza ombre sai estrarmi dalla lingua la verità col solo sgranare una promessa che bacio dopo bacio non lascia segni sulla calda sabbia Ora sai perché desidero prendermi cura della mia di morte
Ma di quale realtà parlo? Mi dimeno nella mia puerile rappresentazione di gesta e proclami figlia di due occhi: i miei; un cervello: il mio; un ampio campo d'azione: la vita. Saprei tenere testa alle mie paure se solo avessero un nome una carne un accenno di anima: mi sorvolano. E dove la nuvola si riempe di riflesso biancore buffo e pavoneggiante si cela l'ancora scelta a simboleggiare un sommerso. Tu che sai di lenzuola cambiate in fretta e furia, delle labbra morse per nascondere tracce di rossetto non suo, perdona i miei laceranti stravolgimenti di senso, messo a riparo da uno specchio. Sprofonderei nella sequenza di notti così serene perché all'oscuro di ciò che avvolgono e mascherano di colori carichi d'una seduzione crocifissa alla nostra esibizione. Ma non mi sto a trattenere e ti seguo ovunque tu mi trafigga di promesse puntellate di pura riarmante finitezza: qui adesso sul letto sul prato sul nulla. E ne rido come di un volo turbolento dove le parole sanno di testamento ne rido come d'un tempo dove c'eravamo visti giovani
Mi cade una sigaretta e non trovo di meglio che accenderne un'altra, così la cadente ora la guardo laggiù a consumarsi, sola, quasi afflitta; quanto è lenta a morire. L'altra, appesa alle mie labbra è occupata a morire assieme a me. Svolto all'angolo e delle sigarette ho solo un lieve ricordo nella gola e sulla lingua: torpore nicotico. Temevo ciò che ora si realizza ai miei occhi puntati verso l'alto: le luci di casa tua sono accese. Allora ci sei, allora mi toccherà suonare? Ah... quando i pensieri si riducono ad un ridicolo reticolo da cui non c'è affanno che possa liberarci. Devi suonare e basta, sussurra una vocina, non vi sono vie di fuga! Mi accoglie tua madre in vestaglia; tu, a quanto mi dice, sei uscita con un amico: non ce la racconta mica quella, continua lei alle prese con la caffettiera, avessi visto che occhiate si lanciavano. Io mi soffermo a pensare alla parola "lanciavano” e mi immagino un prato verde, grande tifo sulle gradinate, insomma, una partita di baseball: il lanciatore che caccia occhiate intense d'intesa col ricevitore: tic nervosportivoamoroso: strike. Non c'è che dire, tua madre ha due belle dritte gambe: lei ed io conversiamo pacatamente di figlie/aspiranti fidanzate, caffè con o senza zucchero, frullatore che non funziona come una volta (che siano le batterie? Avrà le batterie?), caldo insopportabile... ed è qui che qualche sospetto avanza. Va bene il caldo, va bene parlarne, ma si deve per forza accompagnare il discorso con la mano intraprendentemente impegnata a far svolazzare la vestaglia? Non si direbbe proprio che tua madre non faccia più sport, davvero, così almeno mi ha confessato lei con occhio malinconico: a 16 anni gareggiavo nei 110 ostacoli, sempre lei. Una bella gamba regolare, granitica mi verrebbe... e le caviglie. Ma hai notato che porta un braccialetto alla caviglia sinistra? Tu non arrivi, le luci, non per volontà mia, lo giuro, si spengono una ad una, sono stanco, amore, mi sa che dormirò a casa tua. Per voi da: bayle | 02:06 | commenti (1)
Questo equiparami alla solitudine sottende un'indagine sottile oltre le lentezza delle parole date oltre un pormi come io/qui/adesso sottende che sotto le lenzuola non scrivacchino serpenti occhialuti Le mani gli tremarono, al ferroviere, nell'attimo di staccare la corrente: una curva può pesare più del passato, una mano meticolosa può sdraiarsi sul ventre a ricercare preghiere rivendicando un'antica aderenza ad un dio o ad uno degli dei: ci sarà una metamorfosi che si rifarà al nostro carattere moderno, capriccioso: le punte delle dita, addomesticate dalla chitarra, solleticano il limite lisciato fra mento e collo prossimo alla rappresentazione di Apollo; ma non è ancora disegnata la notte, prevalgono i riflessi solari bagnanti intravisti fra una fonte e l'altra, dove ninfe indaffarate strizzano l'occhio ad auto sfreccianti supplicanti, ma l'intercedere ad un corpo seminudo, ridente, affrescato, già dal principio si sa che non varrà nulla. Ci si può incontrare sulla strada per N.Y. presi dal precario concetto di bagaglio, sfiniti da deviazioni musicali, da inganni cercati più che subiti; e la gonna di Jazmin pari ad un affresco di Michelangelo sospesa par per divina volontà. La solitudine mastica fresco: si privilegia la simulazione sfuggente alle braccia calate visibili frementi a tambureggiare vitalità ora nuove, antiche di riverberi sfumati in scritture ancora tutte da tradurre. Notti compiante a copulare come fosse un'eterna prima volta, notti a lasciare le lenzuola promettendo che sarebbe stata l'ultima assenza programmata: notti scoperte alla moviola della memoria come ancestrali prefigurazioni dell'oggi: giorni precocemente assegnati alle pratiche di dismissione
Eri solo il riparo alle giornate così uguali così lunghe Eri un nome da sovrapporre ad un altro una nuova eco in cui far vibrare la solitudine Eri la scusa per ogni occasione per evitare matrimoni o inscenare pianti Eri l'ultima lettera d'un alfabeto tracciato su sabbia d'estate E adesso sei, sei solo una bugia che ripeto ogni notte dietro una tua fotografia Sei le lenzuola lasciate al sole perché il vento vi corra incontro E adesso sei una lontananza voluta un bicchiere di vino lasciato a metà Sei un cane impaurito per le vie di Roma notti bagnate senza più acqua E io sono sempre quello alla stazione che perdeva le coincidenze che regalava libri a sconosciuti E sono rinchiuso in una mano quella che teneva il nostro futuro così piccolo da lasciarsi guardare senza l'ombra di un'improvvisa fuga - Quanto mi sento più sicuro con una penna in mano pensieri da tradurre con la benevolenza della carta Ore, ore d'attesa sotto bianchi ricordi raccolti nel rosso della tua coda - E poi penso a te a maledire la sveglia con quel braccio teso solo nudo e vorrei fosse qui per morderlo per lasciare il segno che anche solo per un poco ti descriva quale unica e mia Eri la fortuna scivolatami in una tasca che non ho avuto il coraggio d'indagare /a fondo Sei come un senso di colpa richiami amori già dati carezze da dare mai date Se eri ora sei in questo scorticarsi di specchi infranti giochi ieri promessi
Quel ragazzo fa gesti farciti di disarmonia e chi risponde ha radi capelli spalle diseguali /aria da padre Non so perché li osservo sarà che mi serve una scusa per allontanarmi dal mio Angelo Antefatto: Stasera la pioggia si divorava senza apparenti rimpianti la plastica posta a rassicurare i nudi piatti e finalmente realizzavo chi mi stava davanti In questi anni m'era apparso a ritmi inconsueti a propormi danze improbabili o vagiti alla luna e io nulla: non capace a stargli dietro. Insicuro. Eppure stasera in quel piatto nudo ho scovato la sua ombra – così ovvia, poi – e o convinto i miei sensi a provare tremore perché così mi pareva dovesse essere – senza ovvietà - Ho così nudamente conosciuto il mio Angelo accorso a custodire chissà cosa – ma parlava di me come io non ho mai saputo parlare - Domani riprenderà l'autostrada. Domani sera sarà a Venezia. Domani, prima che parta, mi sarò mutato in altre parole e la mia vecchia pelle – giaciglio di parole – la getterò sulla sua malandata auto perché così la possa rieducare al Nuovo Per voi da: bayle | 22:06 | commenti (1)
Sai dove si dissolve un'idea pensata sulla linea di confine? Quale margine di probabilità le dai di scivolare di qua o di là? Prendi la mira per sbiadire i dubbi prendi una pietra per rapirne la liscezza e tira tira senza ruvidi rimorsi l'ostacolo percepirà il pericolo le ossa intuiranno la frattura fra l'idea di cielo e l'idea di paradiso Ieri un operaio è morto sotto gli occhi di Pablo Pochi minuti fa un miliardario è morto sotto i ferri Batti le palpebre sinché son calde sbatti le mani decise ferme lucide sulla scrivania di Io Comando Un temperino può decidere del su o giù di un aereo Perché il tuo Diritto non può decidere della tua vita? Perché? Sono pericolosi i tramonti senza sensazioni di sfumatura sono i peggiori i giorni senza sfiorare i confini Soppesa i consigli scarta gli acquisti se rovistano nella tasche già svuotate alle Lost Machine muovi lo sguardo come la zampa d'un gatto calamita il pericolo inquadra la preda Mordi mordi senza ruvidi rimorsi la vittima percepirà la fine le ossa intuiranno la frattura fra l'idea di vivere e l'idea di inferno
Fra un gelato e uno sguardo nella via affollata mi chiedevo cosa sarei disposto a fare per te ho scelto non a caso il cioccolato per concedermi un attimo - il tempo d'una lingua rollante - di dolcezza spigolosa e intanto la domanda ridacchiava negli allertati pensieri serali Come non ridere d'una tale domanda? - cosa sono disposto a fare per lei? - I tempi i ritmi di questo Tempo omologano strangolano sminuiscono e io vorrei fare qualcosa per una persona? La via lentamente si sta svuotando di gambe e gli occhi si fissano su di un cono povero di gelato No, non sei tu il problema e nemmeno le domande cioè, non vedo problemi se non frammisti a paure Forse dovrei cominciare col chiedermi chi tu sia già; ho visto che porti gambe depilate e poca matita agli occhi, e poi? Non fumi il ghiaccio ti i scioglie nel Martini e ridi ah, ridi di gusto seppur quasi vergognandotene Ecco: domani mi ripiazzo a 'sto tavolino e ordino un gelato alla fragola, vuoi vedere che il suo rosso dimesso riaccenda quello delle tue labbra ah, come le guardavo quelle tue labbra: tu parlavi e io fingevo di non sentire causa casino dei tuoi amici e allora dovevo leggere ogni lettera su quelle sottili labbra ma nulla m'è rimasto del tuo discorso e mene scuso ma quella carne rossa movente sensuale s'è fissata dritta autoritaria a governare la sequenza dei miei ricordi Per voi da: bayle | 00:08 | commenti (1) |
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