A b o u t

un gomito ben piantato alla base della finestra...lì...proprio prima che si alzino i vetri... gli occhi occupati a catturare un qualcosa...ancora trasparente...e l'altro braccio tremolante a seguire la mano intenta a scarabocchiare

R e w i e w

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bayle@supereva.it

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occhi alla finestra



sabato, novembre 28, 2009

 

 

notti bianche notti blu

notti di fiche notti di tv

notti rosse notti nere

notti nelle fosse notti di pere

notti verdi notti gialle

notti in cui perdi notti chiusi nelle spalle

notti marroni notti viola

notti a tutto polmoni notti che restano in gola

notti fucsia notti terra di Siena

notti di frenesia notti di luna piena

notti arancioni notti magenta

notti di torsioni notti senza gesta

notti indaco notti avorio

notti dove ti indico notti in cui muoio

notti di notte

notti senza lotte

Per voi da: bayle | 23:00 | commenti



giovedì, novembre 05, 2009

 

 

Mi è normale dopo quindici anni

ridomandarmi: l'amo? Normale?

Come allora ora respiro

Come allora caccio le mani in tasca

Come se niente fosse

parlo di euro come fossero lire

Come fossi una montagna

distendo la schiena in attesa

delle tue mani scalanti

Come allora ora fumo Lucky

Come allora sorrido a sapermi stato bambino

Non mi è normale dopo quindici anni

ridomandarmi: mi ama? Non è normale?

Per voi da: bayle | 23:06 | commenti



sabato, ottobre 17, 2009

 

 

Parrebbe una follia

mostrarti così distrattamente

il mio lato più vulnerabile

il mio gioco di scintille

con variopinti pesci

appesi alla luce nostalgia

di ampi profondi fondali

I corpi dove non li sfioro

li sogno e sono ugualmente carne

e tu ora lo sai... sai

dove tramuto le labbra

in orizzonti senza ombre

sai estrarmi dalla lingua la verità

col solo sgranare una promessa

che bacio dopo bacio non lascia

segni sulla calda sabbia

Ora sai perché

desidero prendermi cura

della mia di morte

Per voi da: bayle | 14:56 | commenti



sabato, settembre 26, 2009

 

 

Ma di quale realtà parlo?

Mi dimeno nella mia puerile

rappresentazione di gesta e proclami

figlia di due occhi: i miei; un cervello:

il mio; un ampio campo d'azione: la vita.

Saprei tenere testa alle mie paure

se solo avessero un nome una carne

un accenno di anima: mi sorvolano.

E dove la nuvola si riempe di riflesso

biancore buffo e pavoneggiante si cela

l'ancora scelta a simboleggiare un sommerso.

Tu che sai di lenzuola cambiate

in fretta e furia, delle labbra morse

per nascondere tracce di rossetto non suo,

perdona i miei laceranti stravolgimenti

di senso, messo a riparo da uno specchio.

Sprofonderei nella sequenza di notti

così serene perché all'oscuro

di ciò che avvolgono e mascherano

di colori carichi d'una seduzione

crocifissa alla nostra esibizione.

Ma non mi sto a trattenere e ti seguo

ovunque tu mi trafigga di promesse

puntellate di pura riarmante finitezza:

qui adesso sul letto sul prato sul nulla.

E ne rido come di un volo turbolento

dove le parole sanno di testamento

ne rido come d'un tempo

dove c'eravamo visti giovani

Per voi da: bayle | 00:59 | commenti



venerdì, settembre 11, 2009

 

 

Mi cade una sigaretta

e non trovo di meglio

che accenderne un'altra,

così la cadente ora la guardo

laggiù a consumarsi, sola,

quasi afflitta; quanto è lenta

a morire. L'altra, appesa

alle mie labbra è occupata

a morire assieme a me.

Svolto all'angolo e delle

sigarette ho solo un lieve ricordo

nella gola e sulla lingua:

torpore nicotico. Temevo

ciò che ora si realizza

ai miei occhi puntati

verso l'alto: le luci di casa tua

sono accese. Allora ci sei,

allora mi toccherà suonare?

Ah... quando i pensieri si riducono

ad un ridicolo reticolo da cui

non c'è affanno che possa liberarci.

Devi suonare e basta, sussurra una

vocina, non vi sono vie di fuga!

Mi accoglie tua madre in vestaglia;

tu, a quanto mi dice,

sei uscita con un amico:

non ce la racconta mica quella,

continua lei alle prese

con la caffettiera,

avessi visto che occhiate si lanciavano.

Io mi soffermo a pensare alla parola

"lanciavano” e mi immagino un prato verde,

grande tifo sulle gradinate, insomma,

una partita di baseball: il lanciatore

che caccia occhiate intense

d'intesa col ricevitore:

tic nervosportivoamoroso: strike.

Non c'è che dire, tua madre

ha due belle dritte gambe:

lei ed io conversiamo pacatamente

di figlie/aspiranti fidanzate, caffè

con o senza zucchero, frullatore

che non funziona come una volta

(che siano le batterie? Avrà le batterie?),

caldo insopportabile... ed è qui

che qualche sospetto avanza.

Va bene il caldo, va bene parlarne,

ma si deve per forza accompagnare

il discorso con la mano intraprendentemente

impegnata a far svolazzare la vestaglia?

Non si direbbe proprio che tua madre

non faccia più sport, davvero, così

almeno mi ha confessato lei

con occhio malinconico: a 16

anni gareggiavo nei 110 ostacoli,

sempre lei. Una bella gamba

regolare, granitica mi verrebbe...

e le caviglie. Ma hai notato

che porta un braccialetto

alla caviglia sinistra?

Tu non arrivi, le luci,

non per volontà mia, lo giuro,

si spengono una ad una,

sono stanco, amore,

mi sa che dormirò a casa tua.


Per voi da: bayle | 02:06 | commenti (1)



giovedì, settembre 03, 2009

 

Questo equiparami alla solitudine

sottende un'indagine sottile oltre

le lentezza delle parole date

oltre un pormi come io/qui/adesso

sottende che sotto le lenzuola

non scrivacchino serpenti occhialuti

Le mani gli tremarono, al ferroviere,

nell'attimo di staccare la corrente:

una curva può pesare più del passato,

una mano meticolosa può sdraiarsi

sul ventre a ricercare preghiere

rivendicando un'antica aderenza

ad un dio o ad uno degli dei:

ci sarà una metamorfosi che si rifarà

al nostro carattere moderno, capriccioso:

le punte delle dita, addomesticate

dalla chitarra, solleticano il limite

lisciato fra mento e collo prossimo

alla rappresentazione di Apollo;

ma non è ancora disegnata la notte,

prevalgono i riflessi solari bagnanti

intravisti fra una fonte e l'altra,

dove ninfe indaffarate strizzano

l'occhio ad auto sfreccianti supplicanti,

ma l'intercedere ad un corpo seminudo,

ridente, affrescato, già dal principio

si sa che non varrà nulla. Ci si può

incontrare sulla strada per N.Y.

presi dal precario concetto di bagaglio,

sfiniti da deviazioni musicali, da inganni

cercati più che subiti; e la gonna di Jazmin

pari ad un affresco di Michelangelo

sospesa par per divina volontà.

La solitudine mastica fresco:

si privilegia la simulazione sfuggente

alle braccia calate visibili frementi

a tambureggiare vitalità ora nuove,

antiche di riverberi sfumati in scritture

ancora tutte da tradurre.

Notti compiante a copulare come

fosse un'eterna prima volta,

notti a lasciare le lenzuola

promettendo che sarebbe stata

l'ultima assenza programmata:

notti scoperte alla moviola della memoria

come ancestrali prefigurazioni dell'oggi:

giorni precocemente assegnati

alle pratiche di dismissione

Per voi da: bayle | 01:58 | commenti



sabato, agosto 08, 2009

 

 

Eri solo il riparo alle giornate

così uguali così lunghe

Eri un nome da sovrapporre ad un altro

una nuova eco in cui far vibrare la solitudine

Eri la scusa per ogni occasione

per evitare matrimoni o inscenare pianti

Eri l'ultima lettera d'un alfabeto

tracciato su sabbia d'estate

E adesso sei, sei solo una bugia

che ripeto ogni notte

dietro una tua fotografia

Sei le lenzuola lasciate al sole

perché il vento vi corra incontro

E adesso sei una lontananza voluta

un bicchiere di vino lasciato a metà

Sei un cane impaurito per le vie di Roma

notti bagnate senza più acqua

E io sono sempre quello alla stazione

che perdeva le coincidenze

che regalava libri a sconosciuti

E sono rinchiuso in una mano

quella che teneva il nostro futuro

così piccolo da lasciarsi guardare

senza l'ombra di un'improvvisa fuga

- Quanto mi sento più sicuro

con una penna in mano

pensieri da tradurre

con la benevolenza della carta

Ore, ore d'attesa

sotto bianchi ricordi

raccolti nel rosso della tua coda -

E poi penso a te a maledire la sveglia

con quel braccio teso solo nudo

e vorrei fosse qui

per morderlo per lasciare il segno

che anche solo per un poco

ti descriva quale unica e mia

Eri la fortuna scivolatami in una tasca

che non ho avuto il coraggio d'indagare

                                               /a fondo

Sei come un senso di colpa

richiami amori già dati

carezze da dare mai date

Se eri ora sei

in questo scorticarsi di specchi

infranti giochi ieri promessi

Per voi da: bayle | 01:40 | commenti



martedì, luglio 14, 2009

 

 

Quel ragazzo fa gesti farciti di disarmonia

e chi risponde ha radi capelli spalle diseguali

/aria da padre

Non so perché li osservo sarà che mi serve

una scusa per allontanarmi dal mio Angelo

Antefatto:

Stasera la pioggia si divorava senza apparenti

rimpianti la plastica posta a rassicurare i nudi

piatti e finalmente realizzavo chi mi stava davanti

In questi anni m'era apparso a ritmi inconsueti

a propormi danze improbabili o vagiti alla luna

e io nulla: non capace a stargli dietro. Insicuro.

Eppure stasera in quel piatto nudo ho scovato

la sua ombra – così ovvia, poi – e o convinto

i miei sensi a provare tremore perché così

mi pareva dovesse essere – senza ovvietà -

Ho così nudamente conosciuto il mio Angelo

accorso a custodire chissà cosa – ma parlava

di me come io non ho mai saputo parlare -

Domani riprenderà l'autostrada. Domani sera

sarà a Venezia. Domani, prima che parta,

mi sarò mutato in altre parole e la mia

vecchia pelle – giaciglio di parole – la getterò

sulla sua malandata auto perché

così la possa rieducare al Nuovo

Per voi da: bayle | 22:06 | commenti (1)



lunedì, luglio 06, 2009

 

Sai dove si dissolve un'idea

pensata sulla linea di confine?

Quale margine di probabilità

le dai di scivolare di qua o di là?

Prendi la mira per sbiadire i dubbi

prendi una pietra per rapirne la liscezza

e tira tira senza ruvidi rimorsi

l'ostacolo percepirà il pericolo

le ossa intuiranno la frattura

fra l'idea di cielo e l'idea di paradiso

Ieri un operaio è morto sotto gli occhi di Pablo

Pochi minuti fa un miliardario è morto sotto i ferri

Batti le palpebre sinché son calde

sbatti le mani

decise ferme lucide

sulla scrivania di Io Comando

Un temperino può decidere

del su o giù di un aereo

Perché il tuo Diritto

non può decidere

della tua vita?

Perché?

Sono pericolosi i tramonti

senza sensazioni di sfumatura

sono i peggiori i giorni

senza sfiorare i confini

Soppesa i consigli

scarta gli acquisti

se rovistano nella tasche

già svuotate alle Lost Machine

muovi lo sguardo come la zampa d'un gatto

calamita il pericolo inquadra la preda

Mordi mordi senza ruvidi rimorsi

la vittima percepirà la fine

le ossa intuiranno la frattura

fra l'idea di vivere e l'idea di inferno

Per voi da: bayle | 00:13 | commenti



sabato, luglio 04, 2009

 

Fra un gelato e uno sguardo nella via affollata

mi chiedevo cosa sarei disposto a fare per te

ho scelto non a caso il cioccolato

per concedermi un attimo

- il tempo d'una lingua rollante -

di dolcezza spigolosa

e intanto la domanda ridacchiava

negli allertati pensieri serali

Come non ridere d'una tale domanda?

- cosa sono disposto a fare per lei? -

I tempi i ritmi di questo Tempo

omologano strangolano sminuiscono

e io vorrei fare qualcosa per una persona?

La via lentamente si sta svuotando di gambe

e gli occhi si fissano su di un cono povero di gelato

No, non sei tu il problema e nemmeno le domande

cioè, non vedo problemi se non frammisti a paure

Forse dovrei cominciare col chiedermi chi tu sia

già; ho visto che porti gambe depilate e poca matita agli occhi,

e poi? Non fumi il ghiaccio ti i scioglie nel Martini e ridi

ah, ridi di gusto seppur quasi vergognandotene

Ecco: domani mi ripiazzo a 'sto tavolino

e ordino un gelato alla fragola, vuoi vedere

che il suo rosso dimesso riaccenda quello delle tue labbra

ah, come le guardavo quelle tue labbra: tu parlavi

e io fingevo di non sentire causa casino dei tuoi amici

e allora dovevo leggere ogni lettera su quelle sottili labbra

ma nulla m'è rimasto del tuo discorso e mene scuso

ma quella carne rossa movente sensuale s'è fissata

dritta autoritaria a governare la sequenza dei miei ricordi

Per voi da: bayle | 00:08 | commenti (1)

 

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